Il Commissario Giugni sulla condanna per la procedura 2014/2059: “Non sorprende, lavoriamo con le istituzioni”

Dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea: “Agglomerati in infrazione a macchia di leopardo: non paghiamo ancora una multa ma i costi sono ambientali”

Roma, 7 ottobre – “La sentenza della Corte di Giustizia europea sulla procedura 2014/2059 non ci lascia purtroppo sorpresi: l’allora Ministero dell’Ambiente, oggi della Transizione Ecologica, aveva per tempo allargato il campo d’azione della nostra Struttura Commissariale non solo alle due procedure per cui l’Italia è stata già condannata, ma anche a una parte degli agglomerati compresi negli altri due procedimenti in fase istruttoria, di cui uno oggi arriva allo stadio di condanna”. Lo afferma il Commissario Unico per la Depurazione Maurizio Giugni. 

“La decisione della Corte – aggiunge Giugni – riguarda in questo caso tanti piccoli centri, con una collocazione geografica a macchia di leopardo senza distinzioni di latitudine. Ben diversa dunque dalla procedura 2004/2034 per cui paghiamo già una sanzione pecuniaria all’Europa, che si rivolge ad agglomerati più grandi, prevalentemente al Sud e in particolare in Sicilia. E’ il segno – osserva Giugni – che la mancanza di adeguate infrastrutture idriche non fa differenze tra i territori e spesso può coincidere con la difficoltà dei piccoli comuni di far fronte da soli alle complessità tecniche e procedurali che attengono alla realizzazione di queste opere, quota parte del servizio idrico integrato”.

“Come è sempre accaduto, prepareremo con la Presidenza del Consiglio, il Ministero della Transizione Ecologica e quello della Coesione Territoriale un ricorso che, sulla base delle informazioni in nostro possesso e di quelle che perverranno dalle Regioni e dagli enti locali, provi a limitare il numero degli agglomerati in infrazione, convincendo le istituzioni continentali laddove le singole realtà si siano già messe in regola o lo stiano concretamente per fare attraverso l’avvio dei lavori”. 

“Siamo nella fase di condanna – conclude Giugni – ma non ancora all’individuazione della sanzione pecuniaria e al relativo pagamento: c’è però già un costo che stiamo pagando da tempo, ed è quello sull’ambiente e la qualità delle acque dei fiumi e dei mari”.

Consulta la sentenza della Corte di Giustizia europea