Depurazione e riuso delle acque, al Senato il bilancio dei tre anni di mandato del Commissario Fabio Fatuzzo
Roma, 30 luglio 2026 – Tre anni di attività per trasformare progettazioni ferme da tempo in gare, contratti, cantieri e opere concretamente disponibili per i territori. È il bilancio presentato dal Commissario Straordinario Unico per la depurazione e il riuso delle acque reflue, On. Prof. Fabio Fatuzzo, nel corso del convegno svoltosi nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, a Roma, su iniziativa del senatore Gianni Rosa.
L’incontro ha riunito rappresentanti del Governo, del Parlamento, della Struttura commissariale, del mondo accademico e delle amministrazioni territoriali, offrendo un quadro complessivo degli interventi sviluppati in Sicilia, Calabria, Basilicata e Campania per il superamento delle procedure d’infrazione europee e per la costruzione di una nuova strategia nazionale fondata sul riuso delle acque depurate.
Ai lavori hanno preso parte, tra gli altri, il presidente del Senato Ignazio La Russa, i ministri Adolfo Urso, Gilberto Pichetto Fratin e Nello Musumeci, il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella, i senatori Gianni Rosa e Salvo Pogliese, i subcommissari Salvatore Cordaro e Antonino Daffinà, il soggetto attuatore Riccardo Costanza, il referente della Struttura per la Campania Vincenzo Belgiorno e quello per la Basilicata Francesco Fatone.
Urso: «Trasformare le acque reflue da costo a risorsa»
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato la forte accelerazione impressa negli ultimi tre anni dalla Struttura commissariale rispetto alle precedenti gestioni, ricordando come l’Italia sia sottoposta alle procedure d’infrazione europea in materia di depurazione fin dal 2004.
Urso ha evidenziato il valore strategico del riuso delle acque reflue non soltanto sul piano ambientale e agricolo, ma anche per il sistema industriale. «L’acqua è vita, ma è anche una risorsa per l’industria, per l’innovazione e per la competitività del nostro Paese», ha affermato.
In un contesto segnato dai cambiamenti climatici e dallo sviluppo di settori ad alta intensità tecnologica, come quello dei data center, la disponibilità di acqua sicura e di qualità rappresenta, secondo il ministro, una vera infrastruttura invisibile a sostegno della manifattura, dell’agricoltura e dei servizi essenziali.
La sfida, ha spiegato Urso, è trasformare le acque reflue «da costo a risorsa, da scarto a vantaggio competitivo», riducendo la pressione sui bacini naturali e aumentando la resilienza del sistema produttivo. Il ministro ha quindi espresso il pieno sostegno alla missione del Commissario Unico, riconoscendo «l’ottimo lavoro svolto finalmente dalla Struttura commissariale in questi tre anni» nell’accelerazione delle progettazioni e nella realizzazione di collettori, reti fognarie e impianti di depurazione.
Pichetto Fratin: «L’Italia riutilizza soltanto il 5-6% delle acque reflue»
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha richiamato la necessità di riorganizzare e rendere più efficiente l’intero sistema idrico nazionale, anche alla luce degli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici.
Il ministro ha ricordato come l’eccessiva frammentazione della gestione, caratterizzata in passato dalla presenza di 2.391 gestori, circa mille dei quali operanti in economia, abbia prodotto inefficienze, moltiplicazione dei costi e forti disparità territoriali. Da qui l’importanza della riforma fondata sulle Autorità d’ambito e sui gestori unici, strettamente collegata al lavoro svolto dalla Struttura commissariale sul fronte della depurazione.
Pichetto Fratin ha quindi evidenziato il ritardo dell’Italia nel riutilizzo delle acque reflue: a fronte di circa dieci miliardi di metri cubi prodotti ogni anno, ne vengono recuperati appena 400-500 milioni, pari al 5-6%, mentre altri grandi Paesi europei raggiungono percentuali vicine al 40%.
«L’acqua non è più una risorsa abbondante e priva di valore», ha sottolineato, indicando nel riuso una leva fondamentale per l’agricoltura, l’industria, la produzione energetica e i data center, oltre che uno strumento per ridurre il prelievo dalle falde profonde.
Il ministro ha infine riconosciuto la capacità del Commissario Fabio Fatuzzo di superare criticità amministrative, ricorsi e ritardi accumulati negli anni, richiamando anche lo sblocco della complessa vicenda catanese e rivolgendo alla Struttura «un grazie e un augurio di buon lavoro per il futuro».
Musumeci: «L’acqua depurata non è una scelta, ma una necessità»
Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha ribadito il valore strategico delle acque reflue depurate. «Il loro utilizzo non è più una scelta, ma una necessità», ha affermato, osservando come la crescente scarsità della risorsa idrica imponga di ricorrere sia al riuso delle acque trattate sia alla desalinizzazione.
Musumeci ha richiamato in particolare la situazione della Sicilia, dove entrambe le soluzioni continuano a essere accolte con diffidenza, sia per gli elevati costi degli impianti sia per una persistente resistenza culturale. Il ministro ha inoltre evidenziato le carenze nella gestione dell’acqua piovana, ricordando come soltanto una quota limitata, pari a circa l’11-12%, venga effettivamente raccolta e utilizzata.
L’incontro, secondo Musumeci, non deve rappresentare soltanto il bilancio dei primi tre anni di attività della Struttura commissariale, ma anche l’avvio di una più ampia azione di sensibilizzazione fuori dai palazzi istituzionali.
«Dobbiamo convincere gli amministratori locali e i gestori del servizio idrico della necessità di investire negli impianti di depurazione e di desalinizzazione», ha concluso, auspicando la prosecuzione del lavoro svolto dal Commissario e dalla sua squadra anche nelle prossime fasi.
Fatuzzo: «Abbiamo recuperato opere ferme da anni e imposto un ritmo diverso»
Nel suo intervento, il Commissario Fabio Fatuzzo ha ripercorso il lavoro avviato nel 2023 insieme ai subcommissari Antonino Daffinà e Salvatore Cordaro e al soggetto attuatore Riccardo Costanza. Al momento dell’insediamento, ha ricordato, numerosi interventi risultavano fermi da anni, con progettazioni incomplete, ritardi amministrativi e una documentazione non sempre facilmente ricostruibile.
Emblematico il caso di Palagonia, dove un progetto inattivo dal 2012 è stato recuperato e portato fino alla gara. «La prima cosa che abbiamo fatto è stata imprimere un ritmo diverso», ha spiegato Fatuzzo, richiamando la necessità di contrastare i ritardi dei progettisti e delle imprese e di garantire, per ciascun intervento, personale, mezzi e maestranze realmente dedicati.
Secondo il Commissario, le verifiche sulla capacità tecnica, organizzativa ed economico-finanziaria degli operatori dovrebbero essere rafforzate per tutte le gare, indipendentemente dal loro importo. Anche un’opera di dimensioni contenute, infatti, può avere un impatto decisivo sulla vita di una comunità che attende da anni un sistema di depurazione efficiente.
Fatuzzo ha ribadito il principio di reciprocità tra pubblica amministrazione e operatori economici: da una parte pagamenti tempestivi e risorse disponibili, dall’altra il rispetto rigoroso delle scadenze contrattuali. La Struttura ha impegnato le somme esistenti e reso finanziabili e pagabili gli interventi maturi, limitando le proroghe ai soli casi realmente eccezionali.
Tra le azioni organizzative realizzate figurano la sostituzione di alcuni responsabili unici del procedimento sovraccarichi di incarichi, l’individuazione di figure maggiormente presenti nei territori, l’attivazione di convenzioni con diverse università, la creazione di un sistema organico di archiviazione e il rafforzamento delle procedure espropriative.
È stato inoltre necessario adeguare progettazioni e quadri economici ai nuovi prezzari e agli incrementi dei costi intervenuti negli ultimi anni. In questo quadro, i 350 milioni di euro assegnati dalla Regione Siciliana hanno consentito di coprire una parte rilevante delle maggiori esigenze finanziarie.
Ampio spazio è stato dedicato al riuso delle acque reflue. «Buttare l’acqua depurata significa sprecare una risorsa indispensabile», ha affermato Fatuzzo, proponendo l’introduzione graduale di reti idriche duali nelle nuove costruzioni: una condotta destinata all’acqua potabile e una seconda per gli usi civili che non richiedono qualità destinata al consumo umano, come il lavaggio delle strade, l’irrigazione delle aree verdi, gli scarichi e le reti antincendio.
Nel lungo periodo, secondo il Commissario, lo sviluppo tecnologico potrebbe consentire anche il riuso potabile, purché siano garantiti standard qualitativi elevatissimi e venga avviato un percorso culturale e informativo che coinvolga innanzitutto le scuole.
«Dobbiamo costruire un rapporto diverso con l’acqua, fondato sul risparmio e sulla tutela della sua qualità», ha concluso Fatuzzo, indicando come obiettivo finale la protezione del mare e delle coste italiane, il miglioramento ambientale dei territori e una maggiore attrattività turistica.
Cannella: «Serve un salto culturale contro lo spreco»
Il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella ha richiamato la dimensione culturale della tutela ambientale e della gestione responsabile delle risorse, sottolineando la necessità di promuovere un uso più parsimonioso dell’acqua.
«Occorre compiere un vero salto culturale», ha affermato, indicando nel contrasto agli sprechi, nel riuso delle acque reflue depurate e nella progressiva diffusione delle reti idriche duali alcuni dei passaggi necessari per affrontare le emergenze che interessano numerosi territori.
Secondo Cannella, il problema non dipende soltanto dalla disponibilità della risorsa, ma anche dall’incapacità di raccoglierla, canalizzarla e utilizzarla in maniera efficiente. Per questo motivo, al lavoro tecnico e amministrativo della Struttura commissariale dovranno affiancarsi iniziative di informazione, comunicazione e sensibilizzazione, capaci di preparare i cittadini anche alla prospettiva futura del riuso potabile delle acque opportunamente trattate.
Il sottosegretario ha infine espresso apprezzamento per la guida della Struttura, auspicandone la continuità, e ha evidenziato come l’esperienza politica e amministrativa del Commissario Fabio Fatuzzo e dei subcommissari Salvatore Cordaro e Antonino Daffinà sia accompagnata da competenze specifiche e da una concreta capacità di governare processi complessi.
«Non si tratta di un management calato dall’alto per ragioni politiche – ha concluso – ma di figure scelte per la loro competenza, per l’esperienza maturata nel settore e per la capacità di leggere e guidare i processi».
Rosa: «Interventi che interessano sei milioni di cittadini»
Il senatore Gianni Rosa, promotore dell’iniziativa, ha inquadrato il tema della depurazione e del riuso delle acque nel più ampio cambiamento culturale maturato nel Paese rispetto alla tutela dell’ambiente.
Le criticità attuali, ha osservato, sono il risultato di un approccio ereditato dal passato, quando la sensibilità ambientale e l’attenzione alla corretta gestione delle risorse naturali erano meno sviluppate. Oggi, invece, il rispetto dell’ambiente passa anche dalla capacità di considerare l’acqua come una ricchezza da utilizzare e riutilizzare senza sprechi.
Rosa ha richiamato l’esperienza della Basilicata, tradizionalmente considerata una terra ricca d’acqua, ma colpita nella scorsa estate da significative difficoltà di approvvigionamento, a dimostrazione di quanto sia necessario gestire la risorsa con maggiore attenzione.
Il senatore ha quindi elogiato il lavoro svolto dalla Struttura commissariale, sottolineando come competenza, capacità organizzativa e determinazione abbiano consentito di sbloccare opere rimaste ferme per anni.
«È questa la strada che dobbiamo continuare a percorrere», ha affermato, evidenziando che gran parte delle criticità si concentra nelle regioni del Mezzogiorno e che il completamento degli interventi rappresenta una conquista di civiltà per i territori e per i cittadini.
Rosa ha infine ricordato la dimensione dell’attività commissariale, che coinvolge investimenti per circa tre miliardi di euro e interessa complessivamente sei milioni di persone, ringraziando il Commissario e l’intera Struttura per i risultati conseguiti nel triennio.
Pogliese: «A Catania una svolta storica sulle infrastrutture ambientali»
Il senatore Salvo Pogliese ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dalla Struttura commissariale, sottolineandone le ricadute concrete sui territori e, in particolare, sulla provincia di Catania.
«Un lavoro straordinario che trova un riscontro immediato e tangibile proprio sul nostro territorio, grazie all’impegno profuso dal Governo Meloni e alla straordinaria operatività e competenza del Commissario Unico Fabio Fatuzzo», ha dichiarato Pogliese.
Il senatore ha evidenziato come Catania e la sua provincia stiano finalmente assistendo «a una svolta storica sul fronte delle infrastrutture ambientali e della tutela del mare, attesa da oltre un decennio».
Tra i principali risultati ha richiamato la prevista pubblicazione, nel mese di settembre, della gara relativa al primo lotto della rete fognaria della città di Catania. «Si tratta di uno sblocco fondamentale dopo dieci anni di attesa, necessario per ammodernare l’intero sistema di collettamento dei reflui», ha spiegato.
Pogliese ha inoltre ricordato gli interventi destinati alla tutela della costa ionica, con la gara pubblicata da Sidra per l’avvio del collettore costiero che dovrà convogliare i reflui provenienti da parte dei territori di Aci Catena, Capo Mulini e Aci Castello.
«Sono impegni concreti, frutto di una programmazione rigorosa e di una costante sinergia istituzionale», ha aggiunto. «L’obiettivo è restituire alle nostre comunità acque pulite, infrastrutture all’avanguardia e una piena valorizzazione della risorsa idrica. Grazie al Commissario Fatuzzo per il suo impegno indefesso».
Cordaro: «Diciotto opere consegnate in Sicilia occidentale»
Il subcommissario Salvatore Cordaro ha illustrato i risultati conseguiti in Sicilia occidentale, dove la missione prioritaria è stata quella di accelerare gli interventi, ridurre le sanzioni comunitarie a carico del Paese e rendere più efficiente il sistema depurativo.
Tra gli interventi più significativi ha citato il comprensorio di Agrigento, definito «il nostro fiore all’occhiello». La realizzazione del nuovo depuratore, il completamento delle reti fognarie e la consegna degli interventi di Favara, Porto Empedocle e Ribera hanno consentito una riduzione della sanzione europea stimata in circa 770 mila euro, calcolata sui 77 mila abitanti equivalenti interessati.
Cordaro ha richiamato anche la recente riaffidazione dei lavori della rete fognaria di Tre Fontane, a Campobello di Mazara, rimasti fermi per quattro anni. Un contenzioso con una richiesta risarcitoria da 19 milioni di euro è stato chiuso, con il supporto dell’Avvocatura dello Stato, attraverso una transazione inferiore al milione.
L’attività è stata sostenuta da convenzioni istituzionali, cabine di regia operative e confronti diretti tra gli enti, come nel caso dell’adeguamento del depuratore di Fondo Verde a Palermo.
Sul piano della legalità sono stati sottoscritti protocolli con le Prefetture, l’ANAC, l’Assessorato regionale al Territorio e ambiente, l’ANCI e le Soprintendenze, allo scopo di prevenire le infiltrazioni criminali negli appalti e accelerare il rilascio dei pareri.
«In tre anni abbiamo consegnato 18 opere sulle 44 sulle quali stiamo lavorando e circa altre 20 sono in dirittura d’arrivo», ha dichiarato Cordaro, ricordando che numerosi impianti sono già predisposti per il riuso, tra cui quello di Castelvetrano, destinato a convogliare l’acqua depurata nelle condotte dei consorzi agricoli.
Daffinà: «In Calabria interventi per circa 350 milioni»
Il subcommissario Antonino Daffinà ha tracciato il bilancio dell’attività svolta in Calabria, una regione nella quale la Struttura ha ereditato criticità e ritardi accumulati per decenni.
In poco più di due anni, ha spiegato, la quasi totalità degli interventi è stata portata alla fase di gara o all’esecuzione dei lavori, per un valore complessivo di circa 350 milioni di euro.
Tra le opere più rilevanti figura il programma di Reggio Calabria, del valore di circa 145 milioni, destinato a produrre benefici per il capoluogo e per l’intero territorio meridionale. I primi lavori sono stati consegnati nelle scorse settimane e il cronoprogramma prevede una durata di circa due anni.
Daffinà ha ringraziato Fatuzzo per la fiducia e per la capacità di ascolto, il ministro Pichetto Fratin per il sostegno nel reperimento delle risorse e la Regione Calabria e Sogesid per la collaborazione istituzionale.
«Migliorare la depurazione non significa soltanto superare le infrazioni europee – ha concluso – ma accrescere la qualità della vita, tutelare l’ambiente e valorizzare i nostri mari e i nostri territori».
Belgiorno: Napoli Est, Benevento, Mondragone e la sfida di Ischia
Il professor Vincenzo Belgiorno, referente della Struttura commissariale per la Campania, ha evidenziato come l’azione del Commissario abbia consentito di trasformare criticità ambientali sedimentate per decenni in un vero e proprio piano infrastrutturale, capace di produrre benefici anche sul piano sociale ed economico.
L’intervento principale è quello di Napoli Est, impianto programmato nel 1973 dopo l’epidemia di colera e realizzato soltanto in parte negli anni Ottanta. L’opera, del valore di circa 152 milioni di euro, è destinata a servire 860 mila abitanti e tredici Comuni oltre Napoli, a fronte di una sanzione europea quantificata in circa 8,5 milioni di euro ogni anno. L’intervento è stato contrattualizzato e la consegna dei lavori è prevista a breve.
Tra le altre opere figurano il depuratore di Benevento, del valore di circa 47,5 milioni, e quello di Mondragone, da 37,5 milioni, recentemente giunto all’aggiudicazione provvisoria.
Restano inoltre gli interventi per la riqualificazione del sistema depurativo dell’isola d’Ischia, comprendenti tre impianti e le reti al servizio dei sei Comuni. I procedimenti autorizzativi sono prossimi alla conclusione e le gare potrebbero essere bandite nei prossimi mesi.
Belgiorno ha riconosciuto nella presenza costante, nella pazienza e nella determinazione del Commissario Fatuzzo uno degli elementi decisivi per i risultati conseguiti in Campania.
Fatone: «Gli impianti devono funzionare, non soltanto essere realizzati»
Il professor Francesco Fatone, referente per la Basilicata, ha sottolineato la scelta della Struttura di applicare un metodo scientifico alla soluzione delle criticità, attraverso una convenzione con l’Università Politecnica delle Marche.
La Basilicata presenta uno scenario peculiare, con 23 interventi distribuiti in un territorio frammentato e impianti di dimensioni molto diverse. «Abbiamo lavorato affinché gli impianti non fossero soltanto realizzati, ma fossero realmente funzionanti», ha spiegato.
Una cabina di regia permanente con Regione Basilicata, ente di governo d’ambito e Acquedotto Lucano ha consentito di garantire gli investimenti necessari, nonostante la contemporanea pressione legata all’attuazione del PNRR.
Tra i risultati raggiunti figurano la conclusione e la consegna, il 23 luglio, dei lavori dell’impianto di Matera-Sarra, destinato a servire circa 27 mila abitanti, e il raggiungimento della piena funzionalità dell’impianto di Grassano.
Particolare attenzione è stata dedicata a Pisticci, con l’aggiudicazione dei lavori del depuratore, e a Irsina, dove la presenza di un movimento franoso ha imposto ulteriori approfondimenti con il Commissario per il dissesto idrogeologico.
Fatone ha infine richiamato la nuova Direttiva europea 2024/3019 e la necessità di progettare gli impianti già in funzione delle future prescrizioni: «L’obiettivo non è soltanto uscire dalle attuali infrazioni, ma evitare di tornarvi».
Costanza: «Una struttura paragonabile alle grandi società pubbliche»
L’ingegnere Riccardo Costanza, soggetto attuatore, ha definito Fatuzzo «il commissario dei commissari», evidenziando la complessità di una Struttura chiamata a gestire contemporaneamente oltre cento opere, con importi compresi tra un milione e più di 600 milioni di euro.
Una dimensione tecnica, economica e organizzativa paragonabile, secondo Costanza, a quella delle grandi società pubbliche nazionali, con criticità che spaziano dalla geologia alle procedure espropriative, dai contenziosi alla burocrazia.
Costanza ha ricordato come le direttive europee producano effetti concreti sulla qualità del mare, delle coste, sulla salute, sul turismo e sul sistema economico. Gli investimenti generano inoltre posti di lavoro e nuove competenze altamente specializzate nei territori meridionali, contribuendo a ridurre il divario nazionale nei servizi idrici.
Nel bilancio del triennio ha richiamato tre risultati simbolici: l’avvio di cantieri in Calabria attesi da anni, la programmazione e il finanziamento dello schema idrico di Palermo e lo sblocco delle grandi opere dell’area catanese.
La Russa: «La speranza si chiama Fatuzzo»
A chiudere i lavori è stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha richiamato con tono personale e ironico le difficoltà legate all’approvvigionamento idrico in Sicilia.
«Tra poco tornerò nell’Isola e il problema dell’acqua lì lo avvertiamo tutti i giorni», ha affermato, raccontando di utilizzare ancora l’acqua raccolta nella tradizionale cisterna siciliana e ricordando come le soluzioni annunciate nel corso degli anni spesso abbiano tardato ad arrivare.
«La speranza si chiama Fatuzzo», ha aggiunto, evidenziando la capacità del Commissario di affidarsi a professionalità qualificate, progetti seri e competenze tecniche. La Russa ha sottolineato come il pragmatismo possa consentire di ottenere risultati più significativi delle sole dichiarazioni politiche. «L’acqua è un bene essenziale: l’umanità è nata dall’acqua e, quando cerchiamo forme di vita nell’universo, la prima cosa che cerchiamo è proprio la presenza dell’acqua», ha concluso, formulando l’augurio che il lavoro della Struttura possa continuare a produrre risultati concreti per i territori e per i cittadini.